Pistoia & Online

Pistoia - Online

Dott. Elena Biagini

Pistoia - Online

Supporto psicologico

Uno spazio per capire cosa sta accadendo dentro di te

Il mio approccio alla relazione d’aiuto è fortemente orientato a comprendere e accogliere la persona che entra nel mio studio, lavoro tanto sulle fragilità quanto sulle potenzialità utili ad affrontare l’attuale situazione di disagio. Il mio approccio si colloca all’interno della psicologia umanistica, con una base rogersiana. In altre parole, parto dall’idea che la persona non sia qualcosa da “aggiustare”, ma qualcuno che possiede già dentro di sé risorse e possibilità di cambiamento.

A volte queste risorse sono semplicemente coperte da momenti difficili, da esperienze passate o da situazioni che si ripetono nel tempo. Il lavoro psicologico serve proprio a far emergere queste possibilità e a dare loro spazio. Allo stesso tempo considero sempre importante guardare anche alle relazioni e ai contesti di vita. Nel percorso utilizzo principalmente il dialogo e la relazione terapeutica, ma quando utile integro anche pratiche di mindfulness e tecniche di rilassamento.

Supporto psicologico

Uno spazio per capire cosa sta accadendo dentro di te

Il mio approccio alla relazione d’aiuto è fortemente orientato a comprendere e accogliere la persona che entra nel mio studio, lavoro tanto sulle fragilità quanto sulle potenzialità utili ad affrontare l’attuale situazione di disagio. Il mio approccio si colloca all’interno della psicologia umanistica, con una base rogersiana. In altre parole, parto dall’idea che la persona non sia qualcosa da “aggiustare”, ma qualcuno che possiede già dentro di sé risorse e possibilità di cambiamento.

A volte queste risorse sono semplicemente coperte da momenti difficili, da esperienze passate o da situazioni che si ripetono nel tempo. Il lavoro psicologico serve proprio a far emergere queste possibilità e a dare loro spazio. Allo stesso tempo considero sempre importante guardare anche alle relazioni e ai contesti di vita. Nel percorso utilizzo principalmente il dialogo e la relazione terapeutica, ma quando utile integro anche pratiche di mindfulness e tecniche di rilassamento.

Uno spazio per capire cosa sta accadendo dentro di te

Il mio approccio alla relazione d’aiuto è fortemente orientato a comprendere e accogliere la persona che entra nel mio studio, lavoro tanto sulle fragilità quanto sulle potenzialità utili ad affrontare l’attuale situazione di disagio. Il mio approccio si colloca all’interno della psicologia umanistica, con una base rogersiana. In altre parole, parto dall’idea che la persona non sia qualcosa da “aggiustare”, ma qualcuno che possiede già dentro di sé risorse e possibilità di cambiamento.

A volte queste risorse sono semplicemente coperte da momenti difficili, da esperienze passate o da situazioni che si ripetono nel tempo. Il lavoro psicologico serve proprio a far emergere queste possibilità e a dare loro spazio. Allo stesso tempo considero sempre importante guardare anche alle relazioni e ai contesti di vita. Nel percorso utilizzo principalmente il dialogo e la relazione terapeutica, ma quando utile integro anche pratiche di mindfulness e tecniche di rilassamento.

Fermarsi, ascoltare, comprendere

 

Ci sono momenti in cui si fa fatica a dire cosa non va. Non è qualcosa di preciso, non sempre almeno. Più che altro è una sensazione… come se qualcosa si fosse spostato, o non funzionasse più come prima. A volte è stanchezza, altre volte è un blocco, oppure quella distanza da sé stessi che si percepisce ma non si riesce bene a spiegare. E spesso ci si chiede se abbia senso fermarsi su qualcosa di così poco definito. In realtà è proprio da lì che può iniziare un lavoro.

La consulenza psicologica, per come la intendo, è prima di tutto uno spazio in cui queste cose possono stare. Anche quando non sono chiare. Non c’è bisogno di arrivare con un discorso già pronto, né di trovare subito una spiegazione. Anzi, a volte il punto è proprio potersi permettere di non sapere.

Non lavoro nell’idea di “aggiustare” qualcosa che si è rotto. Mi interessa di più capire insieme cosa sta succedendo, da dove viene, che posto ha nella storia della persona. L’orientamento è umanistico, quindi molto centrato su chi ho davanti, su come vive le cose, su come le sente. Questo vuol dire anche che non esiste un percorso uguale a un altro. Si costruisce strada facendo, nella relazione.

Ecco, la relazione. È forse la parte più importante, anche se spesso è quella meno visibile all’inizio. Creare uno spazio in cui una persona possa sentirsi accolta senza doversi difendere o giustificare cambia già molto. Non succede tutto subito, ovviamente. Però piano piano diventa più possibile dire cose che fuori restano bloccate, o che si fanno fatica anche solo a pensare.

Oltre al dialogo, a volte utilizzo anche strumenti un po’ diversi. Tecniche di rilassamento, pratiche di mindfulness, oppure modalità più immaginative. Non sono esercizi da fare “per forza”, né soluzioni rapide. Piuttosto possono aiutare a entrare in contatto con quello che si muove dentro, a dare un po’ più di forma a certe sensazioni che altrimenti restano vaghe o confuse.

Non c’è un unico motivo per iniziare un percorso. C’è chi arriva per l’ansia, chi per difficoltà nelle relazioni, chi in un momento di cambiamento o dopo una perdita. E poi ci sono anche situazioni meno definibili, in cui non c’è un problema preciso ma si sente che qualcosa merita attenzione. Spesso il primo passo nasce così, più da un’intuizione che da una certezza.

Il lavoro procede nel tempo, senza forzature. Non c’è una direzione imposta in partenza. Quello che succede, se il percorso prende forma, è che alcune cose diventano più chiare. Alcuni automatismi si vedono meglio. E, senza accorgersene troppo, iniziano ad aprirsi possibilità nuove, modi diversi di stare nelle situazioni.

Gli incontri possono essere in presenza oppure online, a seconda delle esigenze. Ma al di là della modalità, quello che conta davvero è che si crei uno spazio in cui la persona possa sentirsi abbastanza al sicuro da portare quello che c’è. Anche quando non è ordinato, anche quando non è ancora comprensibile. E partire da lì.

Fermarsi, ascoltare comprendere

 

Ci sono momenti in cui si fa fatica a dire cosa non va. Non è qualcosa di preciso, non sempre almeno. Più che altro è una sensazione… come se qualcosa si fosse spostato, o non funzionasse più come prima. A volte è stanchezza, altre volte è un blocco, oppure quella distanza da sé stessi che si percepisce ma non si riesce bene a spiegare. E spesso ci si chiede se abbia senso fermarsi su qualcosa di così poco definito. In realtà è proprio da lì che può iniziare un lavoro.

La consulenza psicologica, per come la intendo, è prima di tutto uno spazio in cui queste cose possono stare. Anche quando non sono chiare. Non c’è bisogno di arrivare con un discorso già pronto, né di trovare subito una spiegazione. Anzi, a volte il punto è proprio potersi permettere di non sapere.

Non lavoro nell’idea di “aggiustare” qualcosa che si è rotto. Mi interessa di più capire insieme cosa sta succedendo, da dove viene, che posto ha nella storia della persona. L’orientamento è umanistico, quindi molto centrato su chi ho davanti, su come vive le cose, su come le sente. Questo vuol dire anche che non esiste un percorso uguale a un altro. Si costruisce strada facendo, nella relazione.

Ecco, la relazione. È forse la parte più importante, anche se spesso è quella meno visibile all’inizio. Creare uno spazio in cui una persona possa sentirsi accolta senza doversi difendere o giustificare cambia già molto. Non succede tutto subito, ovviamente. Però piano piano diventa più possibile dire cose che fuori restano bloccate, o che si fanno fatica anche solo a pensare.

Oltre al dialogo, a volte utilizzo anche strumenti un po’ diversi. Tecniche di rilassamento, pratiche di mindfulness, oppure modalità più immaginative. Non sono esercizi da fare “per forza”, né soluzioni rapide. Piuttosto possono aiutare a entrare in contatto con quello che si muove dentro, a dare un po’ più di forma a certe sensazioni che altrimenti restano vaghe o confuse.

Non c’è un unico motivo per iniziare un percorso. C’è chi arriva per l’ansia, chi per difficoltà nelle relazioni, chi in un momento di cambiamento o dopo una perdita. E poi ci sono anche situazioni meno definibili, in cui non c’è un problema preciso ma si sente che qualcosa merita attenzione. Spesso il primo passo nasce così, più da un’intuizione che da una certezza.

Il lavoro procede nel tempo, senza forzature. Non c’è una direzione imposta in partenza. Quello che succede, se il percorso prende forma, è che alcune cose diventano più chiare. Alcuni automatismi si vedono meglio. E, senza accorgersene troppo, iniziano ad aprirsi possibilità nuove, modi diversi di stare nelle situazioni.

Gli incontri possono essere in presenza oppure online, a seconda delle esigenze. Ma al di là della modalità, quello che conta davvero è che si crei uno spazio in cui la persona possa sentirsi abbastanza al sicuro da portare quello che c’è. Anche quando non è ordinato, anche quando non è comprensibile e partire da lì.

Fermarsi, ascoltare comprendere

 

Ci sono momenti in cui si fa fatica a dire cosa non va. Non è qualcosa di preciso, non sempre almeno. Più che altro è una sensazione… come se qualcosa si fosse spostato, o non funzionasse più come prima. A volte è stanchezza, altre volte è un blocco, oppure quella distanza da sé stessi che si percepisce ma non si riesce bene a spiegare. E spesso ci si chiede se abbia senso fermarsi su qualcosa di così poco definito. In realtà è proprio da lì che può iniziare un lavoro.

La consulenza psicologica, per come la intendo, è prima di tutto uno spazio in cui queste cose possono stare. Anche quando non sono chiare. Non c’è bisogno di arrivare con un discorso già pronto, né di trovare subito una spiegazione. Anzi, a volte il punto è proprio potersi permettere di non sapere.

Non lavoro nell’idea di “aggiustare” qualcosa che si è rotto. Mi interessa di più capire insieme cosa sta succedendo, da dove viene, che posto ha nella storia della persona. L’orientamento è umanistico, quindi molto centrato su chi ho davanti, su come vive le cose, su come le sente. Questo vuol dire anche che non esiste un percorso uguale a un altro. Si costruisce strada facendo, nella relazione.

Ecco, la relazione. È forse la parte più importante, anche se spesso è quella meno visibile all’inizio. Creare uno spazio in cui una persona possa sentirsi accolta senza doversi difendere o giustificare cambia già molto. Non succede tutto subito, ovviamente. Però piano piano diventa più possibile dire cose che fuori restano bloccate, o che si fanno fatica anche solo a pensare. Oltre al dialogo, a volte utilizzo anche strumenti un po’ diversi. Tecniche di rilassamento, pratiche di mindfulness, oppure modalità più immaginative. Non sono esercizi da fare “per forza”, né soluzioni rapide. Piuttosto possono aiutare a entrare in contatto con quello che si muove dentro, a dare un po’ più di forma a certe sensazioni che altrimenti restano vaghe o confuse.

Non c’è un unico motivo per iniziare un percorso. C’è chi arriva per l’ansia, chi per difficoltà nelle relazioni, chi in un momento di cambiamento o dopo una perdita. E poi ci sono anche situazioni meno definibili, in cui non c’è un problema preciso ma si sente che qualcosa merita attenzione. Spesso il primo passo nasce così, più da un’intuizione che da una certezza. Il lavoro procede nel tempo, senza forzature. Non c’è una direzione imposta in partenza. Quello che succede, se il percorso prende forma, è che alcune cose diventano più chiare. Alcuni automatismi si vedono meglio. E, senza accorgersene troppo, iniziano ad aprirsi possibilità nuove, modi diversi di stare nelle situazioni.

Gli incontri possono essere in presenza oppure online, a seconda delle esigenze. Ma al di là della modalità, quello che conta davvero è che si crei uno spazio in cui la persona possa sentirsi abbastanza al sicuro da portare quello che c’è. Anche quando non è ordinato, anche quando non è comprensibile e partire da lì.

Empatia reale

Non è solo “capire” cosa prova l’altro, ma stargli vicino. A volte vuol dire anche restare in silenzio, perché le parole arrivano dopo.

Assenza di giudizio

Le persone arrivano spesso già giudicandosi molto. Il lavoro è creare uno spazio dove non difendersi, né giustificarsi continuamente.

Centralità della persona

Il punto non è solo “l’ansia” o “il sintomo”. È la persona che vive quella difficoltà. Per questo non esiste un modo uguale per tutti.

Prima la relazione

Le tecniche aiutano certamente ma la relazione di più. È dentro la relazione che succedono le cose più importanti.

Rispetto dei tempi

Non tutto può essere capito o cambiato subito. A volte c’è bisogno di girarci intorno, tornarci, fermarsi. Forzare i tempi di solito non aiuta.

Percorso personalizzato

Non è qualcosa che lo psicologo “applica”. Si costruisce insieme. Anche con aggiustamenti, pazienza e costanza. Fa parte del processo.

Empatia reale

Non è solo “capire” cosa prova l’altro, ma stargli vicino. A volte vuol dire anche restare in silenzio, perché le parole arrivano dopo.

Assenza di giudizio

Le persone arrivano spesso già giudicandosi molto. Il lavoro è creare uno spazio dove non difendersi, né giustificarsi continuamente.

Centralità della persona

Il punto non è solo “l’ansia” o “il sintomo”. È la persona che vive quella difficoltà. Per questo non esiste un modo uguale per tutti.

Percorso personalizzato

Non è qualcosa che lo psicologo “applica”. Si costruisce insieme. Anche con aggiustamenti, pazienza e costanza. Fa parte del processo.

Empatia reale

Non è solo “capire” cosa prova l’altro, ma stargli vicino. A volte vuol dire anche restare in silenzio, perché le parole arrivano dopo.

Assenza di giudizio

Le persone arrivano spesso già giudicandosi molto. Il lavoro è creare uno spazio dove non difendersi, né giustificarsi continuamente.

Centralità della persona

Il punto non è solo “l’ansia” o “il sintomo”. È la persona che vive quella difficoltà. Per questo non esiste un modo uguale per tutti.

Percorso personalizzato

Non è qualcosa che lo psicologo “applica”. Si costruisce insieme. Anche con aggiustamenti, pazienza e costanza. Fa parte del processo.

© Copyright 2024

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