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Dott. Elena Biagini

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Ansia e attacchi di panico: come affrontarli

L’ansia è una delle esperienze emotive più comuni. In fondo capita un po’ a tutti, prima o poi. A volte prende la forma di una preoccupazione costante, quasi di sottofondo. Altre volte è più difficile da definire: una tensione che resta lì, nel corpo, senza un motivo così chiaro. In alcuni momenti può diventare molto intensa e trasformarsi in quello che chiamiamo attacco di panico. Arriva all’improvviso, spesso spaventa molto, e mentre succede sembra quasi impossibile fermarlo.

Le persone che vivono un attacco di panico raccontano spesso una sensazione molto forte di perdita di controllo. Il cuore accelera, il respiro cambia ritmo, il corpo si irrigidisce. C’è chi teme di svenire, chi pensa di stare per impazzire, chi ha la sensazione che stia succedendo qualcosa di grave al proprio corpo. Poi magari l’episodio passa, ma non sempre la paura se ne va davvero. Rimane il timore che possa succedere di nuovo, magari proprio nel momento meno opportuno. In molti casi l’ansia non nasce all’improvviso. Piuttosto cresce piano. Magari per mesi, a volte per anni, si vive con una certa tensione addosso. Pensieri che tornano sempre sugli stessi temi, una specie di stato di allerta che non si spegne mai del tutto. L’attacco di panico può essere il punto in cui quella tensione accumulata diventa troppo forte per essere contenuta.

Nel lavoro psicologico non si cerca semplicemente di “togliere” l’ansia. Non funziona proprio così. Spesso è più utile provare a capire cosa sta cercando di dire. Perché l’ansia, in fondo, è anche un segnale. Qualcosa dentro la persona sta chiedendo attenzione. A volte riguarda cambiamenti importanti della vita, momenti di passaggio, decisioni difficili. Altre volte conflitti interiori più sottili, oppure quella sensazione di vivere un po’ lontani da ciò che si sente davvero importante per sé. Nel mio lavoro cerco di partire sempre da uno spazio di ascolto molto attento alla persona. Questo significa, in pratica, che il punto di partenza non è il sintomo preso da solo, ma l’esperienza della persona che lo vive. L’ansia non viene trattata come qualcosa da correggere o “aggiustare”. Piuttosto come qualcosa da comprendere insieme.

La relazione è una parte centrale del percorso. Sentirsi ascoltati senza giudizio, poter raccontare quello che succede dentro senza la sensazione di dover dimostrare qualcosa… già questo, spesso, abbassa un po’ la tensione. Con il tempo molte persone scoprono che l’ansia diventa più comprensibile quando si riesce a guardarla con meno paura. Accanto al dialogo utilizzo anche alcune pratiche ispirate alla mindfulness. Non come tecniche rigide o esercizi prestabiliti, ma come strumenti che possono aiutare a ritrovare un contatto più stabile con il proprio corpo e con il momento presente. Quando l’ansia aumenta, infatti, la mente tende a correre molto avanti: immagina scenari, anticipa problemi, costruisce possibilità spesso catastrofiche. Tornare lentamente al respiro, alle sensazioni corporee, a quello che sta accadendo qui e ora può interrompere questo movimento.

Ogni percorso è diverso. C’è chi arriva dopo un singolo attacco di panico che ha spaventato molto e ha lasciato un senso di insicurezza. Altre persone convivono con l’ansia da tempo, magari da anni. In alcuni casi il lavoro riguarda soprattutto la gestione dei momenti più intensi; in altri si aprono anche domande più profonde sulla propria storia, sulle relazioni, sulle scelte di vita. L’obiettivo non è diventare una persona che non prova più ansia. In realtà non sarebbe né possibile né desiderabile. Piuttosto si tratta di sviluppare un rapporto diverso con essa. Imparare a riconoscerla, comprenderla un po’ meglio, attraversarla senza che prenda completamente il controllo della propria vita.

Se senti che l’ansia o il panico stanno occupando troppo spazio nella tua quotidianità, parlarne può essere un primo passo importante.      Anche quando non è ancora chiaro cosa stia succedendo davvero. A volte si comincia proprio così: fermandosi un momento, raccontando quello che si sta vivendo e provando, insieme, a dare un senso a ciò che accade.

Ansia e Attacchi di panico: come affrontarli

L’ansia è una delle esperienze umane ed emotive più comuni A volte prende la forma di una preoccupazione costante, quasi di sottofondo. Altre volte è più difficile da definire: una tensione che resta lì, nel corpo, senza un motivo così chiaro. In alcuni momenti può diventare molto intensa e trasformarsi in quello che chiamiamo attacco di panico. Arriva all’improvviso, spesso spaventa molto, e mentre succede sembra quasi impossibile fermarlo.

Le persone che vivono un attacco di panico raccontano spesso una sensazione molto forte di perdita di controllo. Il cuore accelera, il respiro cambia ritmo, il corpo si irrigidisce. C’è chi teme di svenire, chi pensa di stare per impazzire, chi ha la sensazione che stia succedendo qualcosa di grave al proprio corpo. Poi magari l’episodio passa, ma non sempre la paura se ne va davvero. Rimane il timore che possa succedere di nuovo, magari proprio nel momento meno opportuno. In molti casi l’ansia non nasce all’improvviso. Piuttosto cresce piano. Magari per mesi, a volte per anni, si vive con una certa tensione addosso. Pensieri che tornano sempre sugli stessi temi, una specie di stato di allerta che non si spegne mai del tutto. L’attacco di panico può essere il punto in cui quella tensione accumulata diventa troppo forte per essere contenuta.

Nel lavoro psicologico non si cerca semplicemente di “togliere” l’ansia. Non funziona proprio così. Spesso è più utile provare a capire cosa sta cercando di dire. Perché l’ansia, in fondo, è anche un segnale. Qualcosa dentro la persona sta chiedendo attenzione. A volte riguarda cambiamenti importanti della vita, momenti di passaggio, decisioni difficili. Altre volte conflitti interiori più sottili, oppure quella sensazione di vivere un po’ lontani da ciò che si sente davvero importante per sé. Nel mio lavoro cerco di partire sempre da uno spazio di ascolto molto attento alla persona. Questo significa, in pratica, che il punto di partenza non è il sintomo preso da solo, ma l’esperienza della persona che lo vive. L’ansia non viene trattata come qualcosa da correggere o “aggiustare”. Piuttosto come qualcosa da comprendere insieme.

La relazione è una parte centrale del percorso. Sentirsi ascoltati senza giudizio, poter raccontare quello che succede dentro senza la sensazione di dover dimostrare qualcosa… già questo, spesso, abbassa un po’ la tensione. Con il tempo molte persone scoprono che l’ansia diventa più comprensibile quando si riesce a guardarla con meno paura. Accanto al dialogo utilizzo anche alcune pratiche ispirate alla mindfulness. Non come tecniche rigide o esercizi prestabiliti, ma come strumenti che possono aiutare a ritrovare un contatto più stabile con il proprio corpo e con il momento presente. Quando l’ansia aumenta, infatti, la mente tende a correre molto avanti: immagina scenari, anticipa problemi, costruisce possibilità spesso catastrofiche. Tornare lentamente al respiro, alle sensazioni corporee, a quello che sta accadendo qui e ora può interrompere questo movimento.

Ogni percorso è diverso. C’è chi arriva dopo un singolo attacco di panico che ha spaventato molto e ha lasciato un senso di insicurezza. Altre persone convivono con l’ansia da tempo, magari da anni. In alcuni casi il lavoro riguarda soprattutto la gestione dei momenti più intensi; in altri si aprono anche domande più profonde sulla propria storia, sulle relazioni, sulle scelte di vita. L’obiettivo non è diventare una persona che non prova più ansia. In realtà non sarebbe né possibile né desiderabile. Piuttosto si tratta di sviluppare un rapporto diverso con essa. Imparare a riconoscerla, comprenderla un po’ meglio, attraversarla senza che prenda completamente il controllo della propria vita.

Se senti che l’ansia o il panico stanno occupando troppo spazio nella tua quotidianità, parlarne può essere un primo passo importante.      Anche quando non è ancora chiaro cosa stia succedendo davvero. A volte si comincia proprio così: fermandosi un momento, raccontando quello che si sta vivendo e provando, insieme, a dare un senso a ciò che accade.

Ansia e Attacchi di panico: come affrontarli

L’ansia è una delle esperienze umane ed emotive più comuni A volte prende la forma di una preoccupazione costante, quasi di sottofondo. Altre volte è più difficile da definire: una tensione che resta lì, nel corpo, senza un motivo così chiaro. In alcuni momenti può diventare molto intensa e trasformarsi in quello che chiamiamo attacco di panico. Arriva all’improvviso, spesso spaventa molto, e mentre succede sembra quasi impossibile fermarlo.

Le persone che vivono un attacco di panico raccontano spesso una sensazione molto forte di perdita di controllo. Il cuore accelera, il respiro cambia ritmo, il corpo si irrigidisce. C’è chi teme di svenire, chi pensa di stare per impazzire, chi ha la sensazione che stia succedendo qualcosa di grave al proprio corpo. Poi magari l’episodio passa, ma non sempre la paura se ne va davvero. Rimane il timore che possa succedere di nuovo, magari proprio nel momento meno opportuno. In molti casi l’ansia non nasce all’improvviso. Piuttosto cresce piano. Magari per mesi, a volte per anni, si vive con una certa tensione addosso. Pensieri che tornano sempre sugli stessi temi, una specie di stato di allerta che non si spegne mai del tutto. L’attacco di panico può essere il punto in cui quella tensione accumulata diventa troppo forte per essere contenuta.

Nel lavoro psicologico non si cerca semplicemente di “togliere” l’ansia. Non funziona proprio così. Spesso è più utile provare a capire cosa sta cercando di dire. Perché l’ansia, in fondo, è anche un segnale. Qualcosa dentro la persona sta chiedendo attenzione. A volte riguarda cambiamenti importanti della vita, momenti di passaggio, decisioni difficili. Altre volte conflitti interiori più sottili, oppure quella sensazione di vivere un po’ lontani da ciò che si sente davvero importante per sé. Nel mio lavoro cerco di partire sempre da uno spazio di ascolto molto attento alla persona. Questo significa, in pratica, che il punto di partenza non è il sintomo preso da solo, ma l’esperienza della persona che lo vive. L’ansia non viene trattata come qualcosa da correggere o “aggiustare”. Piuttosto come qualcosa da comprendere insieme.

La relazione è una parte centrale del percorso. Sentirsi ascoltati senza giudizio, poter raccontare quello che succede dentro senza la sensazione di dover dimostrare qualcosa… già questo, spesso, abbassa un po’ la tensione. Con il tempo molte persone scoprono che l’ansia diventa più comprensibile quando si riesce a guardarla con meno paura. Accanto al dialogo utilizzo anche alcune pratiche ispirate alla mindfulness. Non come tecniche rigide o esercizi prestabiliti, ma come strumenti che possono aiutare a ritrovare un contatto più stabile con il proprio corpo e con il momento presente. Quando l’ansia aumenta, infatti, la mente tende a correre molto avanti: immagina scenari, anticipa problemi, costruisce possibilità spesso catastrofiche. Tornare lentamente al respiro, alle sensazioni corporee, a quello che sta accadendo qui e ora può interrompere questo movimento.

Ogni percorso è diverso. C’è chi arriva dopo un singolo attacco di panico che ha spaventato molto e ha lasciato un senso di insicurezza. Altre persone convivono con l’ansia da tempo, magari da anni. In alcuni casi il lavoro riguarda soprattutto la gestione dei momenti più intensi; in altri si aprono anche domande più profonde sulla propria storia, sulle relazioni, sulle scelte di vita. L’obiettivo non è diventare una persona che non prova più ansia. In realtà non sarebbe né possibile né desiderabile. Piuttosto si tratta di sviluppare un rapporto diverso con essa. Imparare a riconoscerla, comprenderla un po’ meglio, attraversarla senza che prenda completamente il controllo della propria vita.

Se senti che l’ansia o il panico stanno occupando troppo spazio nella tua quotidianità, parlarne può essere un primo passo importante.      Anche quando non è ancora chiaro cosa stia succedendo davvero. A volte si comincia proprio così: fermandosi un momento, raccontando quello che si sta vivendo e provando, insieme, a dare un senso a ciò che accade.

Uno spazio per capire cosa sta accadendo dentro di te

Il mio approccio alla relazione d’aiuto è fortemente orientato a comprendere e accogliere la persona che entra nel mio studio, lavoro tanto sulle fragilità quanto sulle potenzialità utili ad affrontare l’attuale situazione di disagio. Il mio approccio si colloca all’interno della psicologia umanistica, con una base rogersiana. In altre parole, parto dall’idea che la persona non sia qualcosa da “aggiustare”, ma qualcuno che possiede già dentro di sé risorse e possibilità di cambiamento.

A volte queste risorse sono semplicemente coperte da momenti difficili, da esperienze passate o da situazioni che si ripetono nel tempo. Il lavoro psicologico serve proprio a far emergere queste possibilità e a dare loro spazio. Allo stesso tempo considero sempre importante guardare anche alle relazioni e ai contesti di vita. Nel percorso utilizzo principalmente il dialogo e la relazione terapeutica, ma quando utile integro anche pratiche di mindfulness e tecniche di rilassamento.

Uno spazio per capire cosa sta accadendo dentro di te

Il mio approccio alla relazione d’aiuto è fortemente orientato a comprendere e accogliere la persona che entra nel mio studio, lavoro tanto sulle fragilità quanto sulle potenzialità utili ad affrontare l’attuale situazione di disagio. Il mio approccio si colloca all’interno della psicologia umanistica, con una base rogersiana. In altre parole, parto dall’idea che la persona non sia qualcosa da “aggiustare”, ma qualcuno che possiede già dentro di sé risorse e possibilità di cambiamento.

A volte queste risorse sono semplicemente coperte da momenti difficili, da esperienze passate o da situazioni che si ripetono nel tempo. Il lavoro psicologico serve proprio a far emergere queste possibilità e a dare loro spazio. Allo stesso tempo considero sempre importante guardare anche alle relazioni e ai contesti di vita. Nel percorso utilizzo principalmente il dialogo e la relazione terapeutica, ma quando utile integro anche pratiche di mindfulness e tecniche di rilassamento.

Uno spazio per capire cosa sta accadendo dentro di te

Il mio approccio alla relazione d’aiuto è fortemente orientato a comprendere e accogliere la persona che entra nel mio studio, lavoro tanto sulle fragilità quanto sulle potenzialità utili ad affrontare l’attuale situazione di disagio. Il mio approccio si colloca all’interno della psicologia umanistica, con una base rogersiana. In altre parole, parto dall’idea che la persona non sia qualcosa da “aggiustare”, ma qualcuno che possiede già dentro di sé risorse e possibilità di cambiamento.

A volte queste risorse sono semplicemente coperte da momenti difficili, da esperienze passate o da situazioni che si ripetono nel tempo. Il lavoro psicologico serve proprio a far emergere queste possibilità e a dare loro spazio. Allo stesso tempo considero sempre importante guardare anche alle relazioni e ai contesti di vita. Nel percorso utilizzo principalmente il dialogo e la relazione terapeutica, ma quando utile integro anche pratiche di mindfulness e tecniche di rilassamento.

© Copyright 2024

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