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Dott. Elena Biagini

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Adolescenti: come aiutarli

Le relazioni familiari, se ci si pensa, non restano mai uguali troppo a lungo. Cambiano un po’ alla volta. Si passa da periodi in cui tutto sembra scorrere con una certa naturalezza, quasi senza bisogno di farci caso, a fasi diverse, in cui quell’equilibrio che sembrava stabile comincia a muoversi. L’adolescenza è spesso uno di quei passaggi che mettono alla prova la famiglia. Non perché debba per forza diventare un periodo problematico, ma perché porta con sé trasformazioni importanti, sia per i ragazzi sia per i genitori.

Quando i figli crescono molte cose iniziano a cambiare. I ragazzi cercano più spazio, più autonomia. Provano a capire chi sono, anche al di fuori del ruolo che hanno sempre avuto in famiglia. Gli amici diventano più centrali, il gruppo dei pari conta molto, il mondo fuori casa acquista un peso diverso. E nello stesso tempo, anche se da fuori può sembrare il contrario, il legame con i genitori resta forte…solo che prende forme nuove, e non sempre è facile capire come stare dentro questo cambiamento.

Molti genitori descrivono proprio una sensazione di spaesamento. Il figlio o la figlia che fino a poco tempo prima raccontava tutto, ora sembra più chiuso, più distante. Oppure reagisce con irritazione a cose che prima non creavano alcun problema. Regole che funzionavano abbastanza bene iniziano a essere discusse, o semplicemente ignorate. Alcune conversazioni tornano sempre sugli stessi punti: gli orari, la scuola, le amicizie, il telefono, il bisogno di uscire di più o di fare da soli. A volte si ha la sensazione che ogni tentativo di parlare finisca per trasformarsi in un confronto acceso. Ma anche per i ragazzi questo passaggio non è semplice. L’adolescenza è un periodo in cui cambiano molte cose tutte insieme. Il modo di vedersi, il rapporto con il proprio corpo, il bisogno di sentirsi riconosciuti dagli altri. Possono comparire insicurezze, momenti di forte sensibilità emotiva, oppure comportamenti che agli adulti risultano difficili da interpretare. Non sempre gli adolescenti riescono a spiegare bene quello che stanno vivendo, e questo rende la comunicazione con i genitori ancora più delicata.

Lo spazio di consulenza serve a fermarsi un attimo. Guardare quello che sta succedendo con un po’ più di calma: i genitori possono portare le loro domande, le preoccupazioni, a volte anche la stanchezza che provano e gli adolescenti, quando partecipano agli incontri, hanno la possibilità di dire la loro in un contesto diverso da quello delle discussioni di casa, dove non devono sentirsi immediatamente corretti o messi sulla difensiva. Una delle prime cose su cui si lavora è recuperare proprio il dialogo. Non nel senso di trovare subito un accordo su tutto, ma almeno di riuscire a capire meglio cosa sta succedendo dall’altra parte. Molti conflitti nascono da interpretazioni reciproche che con il tempo si irrigidiscono: il genitore può sentirsi ignorato o sfidato, mentre il ragazzo può percepire controllo o mancanza di fiducia. Quando queste percezioni si ripetono, la relazione diventa sempre più tesa.

Nel lavoro con le famiglie si cerca di creare uno spazio in cui queste posizioni possano essere espresse e ascoltate con più chiarezza. A volte emergono aspetti che nella vita di tutti i giorni restano impliciti: paure non dette, aspettative diverse, o semplicemente la difficoltà di trovare un modo nuovo di stare nella relazione mentre i figli crescono. Spesso è semplicemente un modo per affrontare un momento complesso con uno sguardo un po’ più ampio. A volte basta iniziare a parlare di ciò che sta succedendo, con qualcuno che possa aiutare a mettere ordine tra i diversi punti di vista, per aprire possibilità nuove di comprensione.

Molte volte il primo passo nasce da una domanda: cercare di capire meglio cosa sta succedendo tra genitori e figli in questa fase della vita. Da lì può cominciare un percorso che aiuta la famiglia a trovare un equilibrio più sostenibile, rispettando da una parte il bisogno di autonomia degli adolescenti e dall’altra la presenza e il ruolo dei genitori.

 
 

Adolescenti:
come aiutarli

Le relazioni familiari, se ci si pensa, non restano mai uguali troppo a lungo. Cambiano un po’ alla volta. Si passa da periodi in cui tutto sembra scorrere con una certa naturalezza, quasi senza bisogno di farci caso, a fasi diverse, in cui quell’equilibrio che sembrava stabile comincia a muoversi. L’adolescenza è spesso uno di quei passaggi che mettono alla prova la famiglia. Non perché debba per forza diventare un periodo problematico, ma perché porta con sé trasformazioni importanti, sia per i ragazzi sia per i genitori.

Quando i figli crescono molte cose iniziano a cambiare. I ragazzi cercano più spazio, più autonomia. Provano a capire chi sono, anche al di fuori del ruolo che hanno sempre avuto in famiglia. Gli amici diventano più centrali, il gruppo dei pari conta molto, il mondo fuori casa acquista un peso diverso. E nello stesso tempo, anche se da fuori può sembrare il contrario, il legame con i genitori resta forte…solo che prende forme nuove, e non sempre è facile capire come stare dentro questo cambiamento.

Molti genitori descrivono proprio una sensazione di spaesamento. Il figlio o la figlia che fino a poco tempo prima raccontava tutto, ora sembra più chiuso, più distante. Oppure reagisce con irritazione a cose che prima non creavano alcun problema. Regole che funzionavano abbastanza bene iniziano a essere discusse, o semplicemente ignorate. Alcune conversazioni tornano sempre sugli stessi punti: gli orari, la scuola, le amicizie, il telefono, il bisogno di uscire di più o di fare da soli. A volte si ha la sensazione che ogni tentativo di parlare finisca per trasformarsi in un confronto acceso. Ma anche per i ragazzi questo passaggio non è semplice. L’adolescenza è un periodo in cui cambiano molte cose tutte insieme. Il modo di vedersi, il rapporto con il proprio corpo, il bisogno di sentirsi riconosciuti dagli altri. Possono comparire insicurezze, momenti di forte sensibilità emotiva, oppure comportamenti che agli adulti risultano difficili da interpretare. Non sempre gli adolescenti riescono a spiegare bene quello che stanno vivendo, e questo rende la comunicazione con i genitori ancora più delicata.

Lo spazio di consulenza serve a fermarsi un attimo. Guardare quello che sta succedendo con un po’ più di calma: i genitori possono portare le loro domande, le preoccupazioni, a volte anche la stanchezza che provano e gli adolescenti, quando partecipano agli incontri, hanno la possibilità di dire la loro in un contesto diverso da quello delle discussioni di casa, dove non devono sentirsi immediatamente corretti o messi sulla difensiva. Una delle prime cose su cui si lavora è recuperare proprio il dialogo. Non nel senso di trovare subito un accordo su tutto, ma almeno di riuscire a capire meglio cosa sta succedendo dall’altra parte. Molti conflitti nascono da interpretazioni reciproche che con il tempo si irrigidiscono: il genitore può sentirsi ignorato o sfidato, mentre il ragazzo può percepire controllo o mancanza di fiducia. Quando queste percezioni si ripetono, la relazione diventa sempre più tesa.

Nel lavoro con le famiglie si cerca di creare uno spazio in cui queste posizioni possano essere espresse e ascoltate con più chiarezza. A volte emergono aspetti che nella vita di tutti i giorni restano impliciti: paure non dette, aspettative diverse, o semplicemente la difficoltà di trovare un modo nuovo di stare nella relazione mentre i figli crescono. Spesso è semplicemente un modo per affrontare un momento complesso con uno sguardo un po’ più ampio. A volte basta iniziare a parlare di ciò che sta succedendo, con qualcuno che possa aiutare a mettere ordine tra i diversi punti di vista, per aprire possibilità nuove di comprensione.

Molte volte il primo passo nasce da una domanda: cercare di capire meglio cosa sta succedendo tra genitori e figli in questa fase della vita. Da lì può cominciare un percorso che aiuta la famiglia a trovare un equilibrio più sostenibile, rispettando da una parte il bisogno di autonomia degli adolescenti e dall’altra la presenza e il ruolo dei genitori.

 
 

Adolescenti: come aiutarli

Le relazioni familiari, se ci si pensa, non restano mai uguali troppo a lungo. Cambiano un po’ alla volta. Si passa da periodi in cui tutto sembra scorrere con una certa naturalezza, quasi senza bisogno di farci caso, a fasi diverse, in cui quell’equilibrio che sembrava stabile comincia a muoversi. L’adolescenza è spesso uno di quei passaggi che mettono alla prova la famiglia. Non perché debba per forza diventare un periodo problematico, ma perché porta con sé trasformazioni importanti, sia per i ragazzi sia per i genitori.

Quando i figli crescono molte cose iniziano a cambiare. I ragazzi cercano più spazio, più autonomia. Provano a capire chi sono, anche al di fuori del ruolo che hanno sempre avuto in famiglia. Gli amici diventano più centrali, il gruppo dei pari conta molto, il mondo fuori casa acquista un peso diverso. E nello stesso tempo, anche se da fuori può sembrare il contrario, il legame con i genitori resta forte…solo che prende forme nuove, e non sempre è facile capire come stare dentro questo cambiamento.

Molti genitori descrivono proprio una sensazione di spaesamento. Il figlio o la figlia che fino a poco tempo prima raccontava tutto, ora sembra più chiuso, più distante. Oppure reagisce con irritazione a cose che prima non creavano alcun problema. Regole che funzionavano abbastanza bene iniziano a essere discusse, o semplicemente ignorate. Alcune conversazioni tornano sempre sugli stessi punti: gli orari, la scuola, le amicizie, il telefono, il bisogno di uscire di più o di fare da soli. A volte si ha la sensazione che ogni tentativo di parlare finisca per trasformarsi in un confronto acceso. Ma anche per i ragazzi questo passaggio non è semplice. L’adolescenza è un periodo in cui cambiano molte cose tutte insieme. Il modo di vedersi, il rapporto con il proprio corpo, il bisogno di sentirsi riconosciuti dagli altri. Possono comparire insicurezze, momenti di forte sensibilità emotiva, oppure comportamenti che agli adulti risultano difficili da interpretare. Non sempre gli adolescenti riescono a spiegare bene quello che stanno vivendo, e questo rende la comunicazione con i genitori ancora più delicata.

Lo spazio di consulenza serve a fermarsi un attimo. Guardare quello che sta succedendo con un po’ più di calma: i genitori possono portare le loro domande, le preoccupazioni, a volte anche la stanchezza che provano e gli adolescenti, quando partecipano agli incontri, hanno la possibilità di dire la loro in un contesto diverso da quello delle discussioni di casa, dove non devono sentirsi immediatamente corretti o messi sulla difensiva. Una delle prime cose su cui si lavora è recuperare proprio il dialogo. Non nel senso di trovare subito un accordo su tutto, ma almeno di riuscire a capire meglio cosa sta succedendo dall’altra parte. Molti conflitti nascono da interpretazioni reciproche che con il tempo si irrigidiscono: il genitore può sentirsi ignorato o sfidato, mentre il ragazzo può percepire controllo o mancanza di fiducia. Quando queste percezioni si ripetono, la relazione diventa sempre più tesa.

Nel lavoro con le famiglie si cerca di creare uno spazio in cui queste posizioni possano essere espresse e ascoltate con più chiarezza. A volte emergono aspetti che nella vita di tutti i giorni restano impliciti: paure non dette, aspettative diverse, o semplicemente la difficoltà di trovare un modo nuovo di stare nella relazione mentre i figli crescono. Spesso è semplicemente un modo per affrontare un momento complesso con uno sguardo un po’ più ampio. A volte basta iniziare a parlare di ciò che sta succedendo, con qualcuno che possa aiutare a mettere ordine tra i diversi punti di vista, per aprire possibilità nuove di comprensione.

Molte volte il primo passo nasce da una domanda: cercare di capire meglio cosa sta succedendo tra genitori e figli in questa fase della vita. Da lì può cominciare un percorso che aiuta la famiglia a trovare un equilibrio più sostenibile, rispettando da una parte il bisogno di autonomia degli adolescenti e dall’altra la presenza e il ruolo dei genitori.

 
 

Autostima e identità

L’adolescenza è il periodo in cui i ragazzi iniziano a chiedersi chi sono, cosa valgono e come vengono visti dagli altri. In questa fase possono emergere insicurezze, confronto costante con i coetanei o difficoltà a sentirsi adeguati. Il lavoro psicologico aiuta a costruire un senso di identità più stabile e un rapporto più sano con se stessi.

Gestione delle emozioni

Molti adolescenti vivono emozioni difficili da comprendere o esprimere: rabbia, tristezza, frustrazione, paura del giudizio. Queste emozioni possono trasformarsi in chiusura, conflitti  o comportamenti impulsivi. Un percorso psicologico aiuta a riconoscere ciò che si prova, sviluppando consapevolezza emotiva.

Relazioni sociali

Amicizie, gruppo dei pari, primi rapporti sentimentali e sessuali e relazione con i genitori diventano centrali. Sentirsi accettati o esclusi può influenzare molto il benessere psicologico. Il supporto psicologico aiuta gli adolescenti a sviluppare relazioni più sane, comunicare meglio e sentirsi meno soli nelle difficoltà.

Autostima e identità

L’adolescenza è il periodo in cui i ragazzi iniziano a chiedersi chi sono, cosa valgono e come vengono visti dagli altri. In questa fase possono emergere insicurezze, confronto costante con i coetanei o difficoltà a sentirsi adeguati. Il lavoro psicologico aiuta a costruire un senso di identità più stabile e un rapporto più sano con se stessi.

Relazioni sociali

Amicizie, gruppo dei pari, primi rapporti sentimentali e sessuali e relazione con i genitori diventano centrali. Sentirsi accettati o esclusi può influenzare molto il benessere psicologico. Il supporto psicologico aiuta gli adolescenti a sviluppare relazioni più sane, comunicare meglio e sentirsi meno soli nelle difficoltà.

Gestione delle emozioni

Molti adolescenti vivono emozioni difficili da comprendere o esprimere: rabbia, tristezza, frustrazione, paura del giudizio. Queste emozioni possono trasformarsi in chiusura, conflitti  o comportamenti impulsivi. Un percorso psicologico aiuta a riconoscere ciò che si prova, sviluppando consapevolezza emotiva.

Autostima e identità

L’adolescenza è il periodo in cui i ragazzi iniziano a chiedersi chi sono, cosa valgono e come vengono visti dagli altri. In questa fase possono emergere insicurezze, confronto costante con i coetanei o difficoltà a sentirsi adeguati. Il lavoro psicologico aiuta a costruire un senso di identità più stabile e un rapporto più sano con se stessi.

Gestione delle emozioni

Molti adolescenti vivono emozioni difficili da comprendere o esprimere: rabbia, tristezza, frustrazione, paura del giudizio. Queste emozioni possono trasformarsi in chiusura, conflitti  o comportamenti impulsivi. Un percorso psicologico aiuta a riconoscere ciò che si prova, sviluppando consapevolezza emotiva.

Relazioni sociali

Amicizie, gruppo dei pari, primi rapporti sentimentali e sessuali e relazione con i genitori diventano centrali. Sentirsi accettati o esclusi può influenzare molto il benessere psicologico. Il supporto psicologico aiuta gli adolescenti a sviluppare relazioni più sane, comunicare meglio e sentirsi meno soli nelle difficoltà.

© Copyright 2024

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