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Dott. Elena Biagini

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Mindfulness e Tecniche di rilassamento

Quando una persona vive con l’ansia addosso, o con quella sensazione di tensione continua che a volte è difficile perfino spiegare, il corpo finisce quasi sempre per restare in allerta. Come se da qualche parte, dentro, fosse sempre attivo un piccolo sistema di allarme. Non per forza qualcosa di drammatico ma una specie di vigilanza costante. Il respiro diventa più corto, i muscoli più contratti, la mente tende a correre avanti e indietro tra pensieri, preoccupazioni e scenari possibili.

Molte persone mi dicono qualcosa del tipo: “Non so neanche bene perché sono agitato… però mi sento sempre teso.”
E in effetti succede spesso così. L’ansia non sempre ha un motivo chiaro o immediatamente riconoscibile. Spesso è più una sensazione diffusa, come se il corpo non riuscisse mai davvero a “spegnere il motore”. In questi casi può essere utile imparare alcune tecniche che aiutano a rallentare un po’ questo stato di attivazione. 

La mindfulness, ad esempio, è una pratica di cui oggi si sente parlare molto, ma in realtà non è nulla di esotico o complicato. Spesso viene immaginata come qualcosa di molto “spirituale”, quasi lontano dalla vita quotidiana. In realtà, nella sua forma più semplice, è soprattutto un allenamento dell’attenzione. Significa imparare a fermarsi per qualche minuto e osservare quello che c’è. Il respiro che entra e che esce. Le sensazioni del corpo. I pensieri che passano nella mente, semplicemente notandoli. All’inizio può sembrare strano. Alcune persone, durante le prime volte, mi dicono sorridendo: “Ma quindi devo stare seduto a non fare nulla?”
In un certo senso sì. In quell’apparente “nulla”, in quel non fare, il sistema nervoso spesso comincia lentamente a calmarsi. Il respiro si regolarizza, la tensione muscolare scende di qualche grado, la mente smette di girare a tutta velocità.

Accanto alla mindfulness possono essere utili anche alcune tecniche di rilassamento più corporee. E qui si entra in qualcosa di molto concreto. Il respiro, per esempio, ha un ruolo enorme. Quando siamo in ansia respiriamo quasi sempre in modo corto e superficiale, senza rendercene conto. Imparare a rallentarlo, ad allungare leggermente l’espirazione, può avere effetti molto diretti sul sistema nervoso. Lo stesso vale per il rilassamento muscolare. Molte persone scoprono con sorpresa quanto siano contratte alcune parti del corpo finché non provano a lasciarle andare un po’. Non è raro che, quando il corpo riesce finalmente a distendersi anche solo di qualche punto, la mente faccia lo stesso. Mente e corpo sono molto più collegati di quanto immaginiamo.

Un altro strumento che a volte utilizzo è il training autogeno. È una tecnica di rilassamento profondo che si apprende gradualmente, un apprendimento esperienziale. Attraverso le parole dello psicologo e una particolare modalità di concentrazione sul corpo, la persona impara piano piano a riconoscere e favorire stati di calma fisiologica. Sensazioni di pesantezza, di calore, di distensione. A volte lo paragono all’imparare a suonare uno strumento musicale. All’inizio bisogna pensarci molto: dove mettere le dita, come tenere il ritmo, cosa fare passo dopo passo. Poi, con il tempo, qualcosa cambia. Il corpo “impara”. E certe condizioni di calma diventano più accessibili, anche nei momenti in cui prima sembravano impossibili da raggiungere.

Naturalmente queste tecniche, da sole, non risolvono tutto. Non eliminano le difficoltà della vita, né cancellano le preoccupazioni. Però possono diventare strumenti preziosi. Quando vengono integrate dentro un percorso psicologico più ampio, spesso succede qualcosa di interessante: le persone cominciano a riconoscere prima i segnali dello stress, dell’ansia o del sovraccarico emotivo, non quando ormai il sistema è già al limite. A quel punto diventa possibile fermarsi. Prendersi uno spazio, anche breve. Respirare. Riportare il corpo e la mente a un livello di attivazione più sostenibile.

Mindfulness e
Tecniche di rilassamento

Quando una persona vive con l’ansia addosso, o con quella sensazione di tensione continua che a volte è difficile perfino spiegare, il corpo finisce quasi sempre per restare in allerta. Come se da qualche parte, dentro, fosse sempre attivo un piccolo sistema di allarme. Non per forza qualcosa di drammatico ma una specie di vigilanza costante. Il respiro diventa più corto, i muscoli più contratti, la mente tende a correre avanti e indietro tra pensieri, preoccupazioni e scenari possibili.

Molte persone mi dicono qualcosa del tipo: “Non so neanche bene perché sono agitato… però mi sento sempre teso.”
E in effetti succede spesso così. L’ansia non sempre ha un motivo chiaro o immediatamente riconoscibile. Spesso è più una sensazione diffusa, come se il corpo non riuscisse mai davvero a “spegnere il motore”. In questi casi può essere utile imparare alcune tecniche che aiutano a rallentare un po’ questo stato di attivazione. 

La mindfulness, ad esempio, è una pratica di cui oggi si sente parlare molto, ma in realtà non è nulla di esotico o complicato. Spesso viene immaginata come qualcosa di molto “spirituale”, quasi lontano dalla vita quotidiana. In realtà, nella sua forma più semplice, è soprattutto un allenamento dell’attenzione. Significa imparare a fermarsi per qualche minuto e osservare quello che c’è. Il respiro che entra e che esce. Le sensazioni del corpo. I pensieri che passano nella mente, semplicemente notandoli. All’inizio può sembrare strano. Alcune persone, durante le prime volte, mi dicono sorridendo: “Ma quindi devo stare seduto a non fare nulla?”
In un certo senso sì. In quell’apparente “nulla”, in quel non fare, il sistema nervoso spesso comincia lentamente a calmarsi. Il respiro si regolarizza, la tensione muscolare scende di qualche grado, la mente smette di girare a tutta velocità.

Accanto alla mindfulness possono essere utili anche alcune tecniche di rilassamento più corporee. E qui si entra in qualcosa di molto concreto. Il respiro, per esempio, ha un ruolo enorme. Quando siamo in ansia respiriamo quasi sempre in modo corto e superficiale, senza rendercene conto. Imparare a rallentarlo, ad allungare leggermente l’espirazione, può avere effetti molto diretti sul sistema nervoso. Lo stesso vale per il rilassamento muscolare. Molte persone scoprono con sorpresa quanto siano contratte alcune parti del corpo finché non provano a lasciarle andare un po’. Non è raro che, quando il corpo riesce finalmente a distendersi anche solo di qualche punto, la mente faccia lo stesso. Mente e corpo sono molto più collegati di quanto immaginiamo.

Un altro strumento che a volte utilizzo è il training autogeno. È una tecnica di rilassamento profondo che si apprende gradualmente, un apprendimento esperienziale. Attraverso le parole dello psicologo e una particolare modalità di concentrazione sul corpo, la persona impara piano piano a riconoscere e favorire stati di calma fisiologica. Sensazioni di pesantezza, di calore, di distensione. A volte lo paragono all’imparare a suonare uno strumento musicale. All’inizio bisogna pensarci molto: dove mettere le dita, come tenere il ritmo, cosa fare passo dopo passo. Poi, con il tempo, qualcosa cambia. Il corpo “impara”. E certe condizioni di calma diventano più accessibili, anche nei momenti in cui prima sembravano impossibili da raggiungere.

Naturalmente queste tecniche, da sole, non risolvono tutto. Non eliminano le difficoltà della vita, né cancellano le preoccupazioni. Però possono diventare strumenti preziosi. Quando vengono integrate dentro un percorso psicologico più ampio, spesso succede qualcosa di interessante: le persone cominciano a riconoscere prima i segnali dello stress, dell’ansia o del sovraccarico emotivo, non quando ormai il sistema è già al limite. A quel punto diventa possibile fermarsi. Prendersi uno spazio, anche breve. Respirare. Riportare il corpo e la mente a un livello di attivazione più sostenibile.

Mindfulness e
Tecniche di rilassamento

Quando una persona vive con l’ansia addosso, o con quella sensazione di tensione continua che a volte è difficile perfino spiegare, il corpo finisce quasi sempre per restare in allerta. Come se da qualche parte, dentro, fosse sempre attivo un piccolo sistema di allarme. Non per forza qualcosa di drammatico ma una specie di vigilanza costante. Il respiro diventa più corto, i muscoli più contratti, la mente tende a correre avanti e indietro tra pensieri, preoccupazioni e scenari possibili.

Molte persone mi dicono qualcosa del tipo: “Non so neanche bene perché sono agitato… però mi sento sempre teso.”
E in effetti succede spesso così. L’ansia non sempre ha un motivo chiaro o immediatamente riconoscibile. Spesso è più una sensazione diffusa, come se il corpo non riuscisse mai davvero a “spegnere il motore”. In questi casi può essere utile imparare alcune tecniche che aiutano a rallentare un po’ questo stato di attivazione. 

La mindfulness, ad esempio, è una pratica di cui oggi si sente parlare molto, ma in realtà non è nulla di esotico o complicato. Spesso viene immaginata come qualcosa di molto “spirituale”, quasi lontano dalla vita quotidiana. In realtà, nella sua forma più semplice, è soprattutto un allenamento dell’attenzione. Significa imparare a fermarsi per qualche minuto e osservare quello che c’è. Il respiro che entra e che esce. Le sensazioni del corpo. I pensieri che passano nella mente, semplicemente notandoli. All’inizio può sembrare strano. Alcune persone, durante le prime volte, mi dicono sorridendo: “Ma quindi devo stare seduto a non fare nulla?”
In un certo senso sì. In quell’apparente “nulla”, in quel non fare, il sistema nervoso spesso comincia lentamente a calmarsi. Il respiro si regolarizza, la tensione muscolare scende di qualche grado, la mente smette di girare a tutta velocità.

Accanto alla mindfulness possono essere utili anche alcune tecniche di rilassamento più corporee. E qui si entra in qualcosa di molto concreto. Il respiro, per esempio, ha un ruolo enorme. Quando siamo in ansia respiriamo quasi sempre in modo corto e superficiale, senza rendercene conto. Imparare a rallentarlo, ad allungare leggermente l’espirazione, può avere effetti molto diretti sul sistema nervoso. Lo stesso vale per il rilassamento muscolare. Molte persone scoprono con sorpresa quanto siano contratte alcune parti del corpo finché non provano a lasciarle andare un po’. Non è raro che, quando il corpo riesce finalmente a distendersi anche solo di qualche punto, la mente faccia lo stesso. Mente e corpo sono molto più collegati di quanto immaginiamo.

Un altro strumento che a volte utilizzo è il training autogeno. È una tecnica di rilassamento profondo che si apprende gradualmente, un apprendimento esperienziale. Attraverso le parole dello psicologo e una particolare modalità di concentrazione sul corpo, la persona impara piano piano a riconoscere e favorire stati di calma fisiologica. Sensazioni di pesantezza, di calore, di distensione. A volte lo paragono all’imparare a suonare uno strumento musicale. All’inizio bisogna pensarci molto: dove mettere le dita, come tenere il ritmo, cosa fare passo dopo passo. Poi, con il tempo, qualcosa cambia. Il corpo “impara”. E certe condizioni di calma diventano più accessibili, anche nei momenti in cui prima sembravano impossibili da raggiungere.

Naturalmente queste tecniche, da sole, non risolvono tutto. Non eliminano le difficoltà della vita, né cancellano le preoccupazioni. Però possono diventare strumenti preziosi. Quando vengono integrate dentro un percorso psicologico più ampio, spesso succede qualcosa di interessante: le persone cominciano a riconoscere prima i segnali dello stress, dell’ansia o del sovraccarico emotivo, non quando ormai il sistema è già al limite. A quel punto diventa possibile fermarsi. Prendersi uno spazio, anche breve. Respirare. Riportare il corpo e la mente a un livello di attivazione più sostenibile.

Uno spazio per capire cosa sta accadendo dentro di te

Il mio approccio alla relazione d’aiuto è fortemente orientato a comprendere e accogliere la persona che entra nel mio studio, lavoro tanto sulle fragilità quanto sulle potenzialità utili ad affrontare l’attuale situazione di disagio. Il mio approccio si colloca all’interno della psicologia umanistica, con una base rogersiana. In altre parole, parto dall’idea che la persona non sia qualcosa da “aggiustare”, ma qualcuno che possiede già dentro di sé risorse e possibilità di cambiamento.

A volte queste risorse sono semplicemente coperte da momenti difficili, da esperienze passate o da situazioni che si ripetono nel tempo. Il lavoro psicologico serve proprio a far emergere queste possibilità e a dare loro spazio. Allo stesso tempo considero sempre importante guardare anche alle relazioni e ai contesti di vita. Nel percorso utilizzo principalmente il dialogo e la relazione terapeutica, ma quando utile integro anche pratiche di mindfulness e tecniche di rilassamento.

Uno spazio per capire cosa sta accadendo dentro di te

Il mio approccio alla relazione d’aiuto è fortemente orientato a comprendere e accogliere la persona che entra nel mio studio, lavoro tanto sulle fragilità quanto sulle potenzialità utili ad affrontare l’attuale situazione di disagio. Il mio approccio si colloca all’interno della psicologia umanistica, con una base rogersiana. In altre parole, parto dall’idea che la persona non sia qualcosa da “aggiustare”, ma qualcuno che possiede già dentro di sé risorse e possibilità di cambiamento.

A volte queste risorse sono semplicemente coperte da momenti difficili, da esperienze passate o da situazioni che si ripetono nel tempo. Il lavoro psicologico serve proprio a far emergere queste possibilità e a dare loro spazio. Allo stesso tempo considero sempre importante guardare anche alle relazioni e ai contesti di vita. Nel percorso utilizzo principalmente il dialogo e la relazione terapeutica, ma quando utile integro anche pratiche di mindfulness e tecniche di rilassamento.

Uno spazio per capire cosa sta accadendo dentro di te

Il mio approccio alla relazione d’aiuto è fortemente orientato a comprendere e accogliere la persona che entra nel mio studio, lavoro tanto sulle fragilità quanto sulle potenzialità utili ad affrontare l’attuale situazione di disagio. Il mio approccio si colloca all’interno della psicologia umanistica, con una base rogersiana. In altre parole, parto dall’idea che la persona non sia qualcosa da “aggiustare”, ma qualcuno che possiede già dentro di sé risorse e possibilità di cambiamento.

A volte queste risorse sono semplicemente coperte da momenti difficili, da esperienze passate o da situazioni che si ripetono nel tempo. Il lavoro psicologico serve proprio a far emergere queste possibilità e a dare loro spazio. Allo stesso tempo considero sempre importante guardare anche alle relazioni e ai contesti di vita. Nel percorso utilizzo principalmente il dialogo e la relazione terapeutica, ma quando utile integro anche pratiche di mindfulness e tecniche di rilassamento.

© Copyright 2024

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